martedì 20 luglio 2010

DEDICATO A FALCONE E BORSELLINO...



Sono passati tanti anni , ma quì nella nostra città non si può e non si deve dimenticare.....Ieri c'è stata la commemorazione per la strage di via D'amelio  e comunque non va dimenticato nemmeno il 23 Maggio per la strage di Capaci 




Palermo, 19 lug. (Apcom)

Sono diverse migliaia le persone che questo pomeriggio in via D'Amelio,

a Palermo, hanno partecipato alla commemorazione della strage che il 

19 luglio 1992 uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. 

La manifestazione, promossa dal "Popolo dell'agenda rossa", ha visto 

l'esibizione di alcuni artisti palermitani che hanno voluto rendere

 omaggio ciascuno con un proprio pensiero, alla memoria del giudice

 simbolo della lotta alla mafia.

 Il fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, ha letto un accorato 

appello affinché "siano dissipate le tenebre intorno alle stragi del '92".

Alle 16.58, orario dell'attentato, i manifestanti hanno effettuato 

un minuto di silenzio. 

Alle 18 ,00  il corteo muoverà da via D'Amelio per raggiungere

 l'Albero Falcone, altro simbolo della lotta alla mafia.

L'elevato afflusso di gente di questo pomeriggio rappresenta un

'importante testimonianza di come la cittadinanza 

palermitana non abbia dimenticato il sacrificio di due eroi antimafia

 come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.





Un binomio inscindibile (di Francesco La Licata)




Falcone e Borsellino:
due nomi, un solo luogo del nostro immaginario collettivo,
a testimonianza di una tragedia che ha colpito tutti, 
un intero popolo. E' difficile scindere questo binomio, 
impossibile parlare di Giovanni, senza immediatamente 
ricordare Paolo. Nella nostra mente si è insediato
un automatismo che sarà difficile rimuovere.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellinoerano uniti in vita, 
legati da un “mestiere” che per loro era missione: 
liberare la società civile dall'oppressione di una
 “mala pianta”- la mafia - che nasce, vive e prospera
 nello stesso umore nutritivo prodotto dalla Sicilia. 
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono ora inscindibili 
nella nostra memoria. 
Come accade per quanti diventano simbolo contro la loro 
stessa volontà
eroi soltanto per aver voluto esercitare il diritto di affermare
le proprie idee, per aver rifiutato la via facile dell'accomodamento 
e del quieto vivere.La loro fine, orribile e tragica, li ha fusi insieme. 
Così che oggi, quasi naturalmente, il viaggiatore che si avvicini
alla Sicilia sentirà i loro nomi prima ancora di mettere piede nell'Isola. 
Al momento dell'atterraggio sarà la voce del comandante ad informare 
che “tra pochi minuti atterreremo all'aeroporto Falcone - Borsellino”.
I siciliani, i siciliani onesti amano quei magistrati caduti a meno di
due mesi l'uno dall'altro.
I mafiosi li rispettano, come li temevano quando erano vivi. 
I colpi subiti dai collaboratori di giustizia, i pentiti. 
“Invenzione” di Giovanni Falcone, quando nessuno osava soltanto
pensare alla eventualità che uno strumento rivelatosi essenziale 
contro il terrorismo potesse risultare praticabile nella lotta alla mafia. 
Falcone portò in Italia un Buscetta pentito che doveva aprire la strada 
al ripensamento di tanti altri boss come Salvatore Contorno, 
Nino Calderone e Francesco Marino Mannoia. 
Bastò questo per segnare tanti punti, innanzitutto l'esito del primo
maxiprocesso: una disfatta per Cosa Nostra.
Già, il maxiprocesso.
Fu forse allora che Falcone e Borsellino firmarono la loro condanna a morte.
Cosa Nostra capì che non ci poteva essere convivenza tra i propri interessi e
quei due magistrati che parlavano in palermitano, capivano il linguaggio 
cifrato del “baccaglio” mafioso, si muovevano perfettamente a loro agio
tra ammiccamenti, sguardi, segni apparentemente enigmatici, 
bugie e “tragedie” inesistenti, ordite semmai dal nulla per giustificare
reazioni cruente.I due ex ragazzi della Kalsa,
che in gioventù avevano giocato al calcio con coetanei poi “arruolati” 
dai boss, si ritrovavano insieme a contrastare un mondo che 
conoscevano e capivano perfettamente per averne trafugato, 
a suo tempo, la chiave di lettura. Per questo poterono dialogare
coi collaboratori, riuscirono ad ottenerne la fiducia offrendo in
cambio la semplice “parola d'onore” che avrebbe fatto tutto
il possibile per aiutarli. 
Eppure Falcone e Borsellino non dovevano vedersela solo coi
“bravi ragazzi” che maneggiano pistole, eroina e tritolo. 
La storia della vita e della morte di questi due eroi siciliani 
non lascia spazio a dubbi e ambiguità: 
Giovanni e Paolo non erano molto amati neppure nelle
stanze che contano
Ovvio, si trattava di ostilità che si manifestava in modo diverso. 
Eppure quella ostilità pesava esattamente quanto le pallottole.

A Giovanni Falcone fu riservata prima la tagliente ironia del
Palazzo di Giustizia di Palermo, poi la saccente campagna di
stampa contro la presunta smania di protagonismo, 
quindi un vero e proprio “sbarramento” che gli avrebbe
precluso il naturale ruolo di coordinatore delle inchieste 
sulla mafia. Analoghe difficoltà avrebbe poi incontrato
Borsellino durante la sua permanenza a Palermo, 
dopo l'esperienza di Marsala, nella stanza di 
procuratore aggiunto.



Una marcia lenta - quella di Falcone - 
verso la delegittimazione, fino al tritolo di Capaci,
passando per l'inquietante avvertimento dell'Addaura
(attentato fallito del giugno 1989) che si saldava con
 le “bordate” anonime degli scritti del “Corvo”. 
Quando Falcone salta in aria, Paolo Borsellino 
capisce che non gli resterà troppo tempo.
Lo dice chiaro: “Devo fare in fretta, perché adesso tocca a me”.
Nessuna fantasia di tragediografo ha mai prodotto nulla di simile. 
A rileggere, oggi, gli ultimi movimenti, 
le ultime parole di Paolo Borsellino, ci si imbatte in un uomo 
cosciente della propria fine imminente, perfettamente 
consapevole persino del possibile movente, eppure 
incapace di tirarsi indietro.
Forse speranzoso di potercela fare, 
forse rassegnato ad una morte che in cuor suo “doveva” 
al suo amico Giovanni. 

6 commenti:

  1. E' bellissimo che tu li abbia ricordati,perchè così deve essere...non dimenticare chi cerca di migliorare la nostra società anche al caro prezzo della propria vita!Questi dovrebbero essere definiti i veri eroi dei tempi moderni !Grazie,Liza!

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  2. @ Liza : Grazie a te tesoro per questo bellissimo commento....Sono degli Eroi per me e tanta alra gente della mia città e non solo....hanno fatto tanto per noi ....

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  3. Non bisogna dimenticarli,nella speranza che si faccia luce e scoprire la verità

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  4. @CAVALIERE OSCURO DEL WEB

    Lo penso anch'io che bisogna non dimenticare per trovare la verità sulle vicissitudini di quegli attentati , come di tanti altri

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  5. Sabry,è un post meraviglioso,io ho seguito sempre con molta attenzione molti programmi in tv che hanno permesso di scorciare un pò all'interno di questi omicidi di mafia.Io sono convinta che questi du grandi uomini,due angeli siano stati mandati sulla Terra per compiere un miracolo,sono convinta che queste due straordinarie figure sono in mezzo a noi,non ci lasceranno mai.Meraviglioso gesto Sabry,meravigliosa quella Sicilia che non si arrende,che lotta,che splende,come te.Un affettuoso bacio dal cuore.Ti voglio bene Sabry! *.*

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  6. @ SHiri :
    Mi fai commuovere tesoro...... penso che sia il minimo questo post per ricordare , come dici tu due angeli .....
    Un abbraccio ti voglio bene anche io

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